Siate allegri nella speranza

… siate allegri nella speranza, pazienti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera.

Romani 12:12

Un riposo forzato a letto non è divertente. Ma, io so un segreto che mi aiuta ad affrontarlo. Scelgo il tema di un versetto che mi aiuti a rimanere concentrata. Durante un recente “compito” di quattro settimane a letto, ho scelto Romani 12:12.

Mentre meditavo su questo versetto, mi sono chiesta perché Dio ci chiede di rallegrarci nella speranza. Posso capire il perché. Ci ricorda anche di perseverare in preghiera. Diverse volte, nelle prove siamo negligenti nella preghiera. Posso anche capire perché Dio ci chiede di essere pazienti nella tribolazione; la pazienza deve essere maggiore, più forte quando siamo colpiti.

Ma perché Dio ci chiede di rallegrarci nella speranza? Sicuramente, ci sono dei momenti in cui manchiamo di rallegrarci nella speranza. Pensaci. Il centro della nostra speranza deve ancora essere riempito; non possediamo ancora quello che speriamo. E, sarai d’accordo con me, è dura rallegrarsi riguardo a qualcosa che non si possiede ancora!

Coricata nel letto, vengo colpita dal fatto che Dio vuole che io sia gioiosa delle cose future. Proprio come abbiamo l’ordine di perseverare nella preghiera e di essere pazienti nella tribolazione, abbiamo l’ordine di rallegrarci nella speranza. Come può Dio ordinare la gioia?

È facile, non appena realizziamo quello che sta oltre l’orizzonte dei cieli.

L’idea delle glorie celesti lassù, ci fa spuntare un sorriso sulle labbra? Ti ricarichi quando parli del ritorno di Cristo? Parole come “piacere”, “felicità” e “delizia” ti dovrebbero venire in mente quando speri nel Signore. Il cielo ti sembrerà più vicino e reale mentre la tua gioia scoppia per Colui in cui credi. E ricorda, è un ordine per il tuo stesso bene.

Signore, tu mi dai tanta speranza che io non posso aiutare, ma solo essere felice. Sei il centro della mia speranza e la fonte della mia gioia. Poco importa cosa dovrò affrontare oggi, se lo faccio con l’atteggiamento di Romani 12:12.

Benedizioni,

 

Joni and Friends

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tradotto da Pindo D. Garence

Abacuc

“Infatti il fico non fiorirà, non ci sarà più frutto nelle vigne; il prodotto dell’ulivo verrà meno, i campi non daranno più cibo, le greggi verranno a mancare negli ovili e non ci saranno più buoi nelle stalle; ma io mi rallegrerò nel Signore, esulterò nel Dio della mia salvezza.”

Abacuc 3:17-18

Che disastro per quell’uomo! Immagina di essere un contadino, di alzarti un mattino e vedere le tue piante di fico e le tue vigne spoglie, tutti gli olivi morti, i campi inariditi e tutto il bestiame fuggito! Se io fossi quel contadino, di fronte a quella scena di devastazione avrei difficoltà a rallegrarmi nel Signore.

Ma Abacuc no. Sapeva che il momento giusto per avere una fiducia tripla nel Signore era proprio durante quei giorni in cui le cose negative accadono tutte insieme!

Mai avuto uno di quei giorni in cui tutto quello che può andare storto va storto? La sveglia non suona, apri l’acqua della doccia ed è fredda, un bottone salta, il lavello s’intasa, una lampadina si brucia, il cane scappa, il telefono non dà segni di vita (qualcuno ha dimenticato di pagare la bolletta!). Saresti in grado di gestire questi fastidiosi inconvenienti, se non si verificassero tutti insieme. Ma quando le cose avvengono tutte insieme, il tuo equilibrio vacilla.

Abacuc aveva avuto una giornata così. È importante notare che non solo ebbe fiducia in Dio di fronte a tutta una serie di delusioni, ma decise anche di sorridere. Quindi non devi chiederti se puoi avere fiducia in Lui, ma… se lo vuoi!
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Dio mio Salvatore, Tu mi ripeti sempre di rallegrarmi in Te malgrado i dolori quotidiani. A volte è così difficile. Ma se oggi mi succedesse di vedere le cose andare per il verso sbagliato, dammi la forza di non essere sconfitto. Aiutami a fare quello che fece Abacuc. Che io possa aver fiducia in Te…con un sorriso.

Benedizioni,

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Amare o non amare

“Chi ricerca la giustizia e la bontà troverà vita, giustizia e gloria.”
Proverbi 21:21

Amare o non amare

L’altro giorno, entrando in casa, ho vissuto un’esperienza biblica nel vero senso della parola: mi sono sentita come Giona inghiottito dal pesce. La casa era piena di puzza di pesce. Mio marito, appassionato di pesca, aveva preso ventidue tonni. Quando ho dato un’occhiata in cucina, ho visto i miei piatti messi da parte per far posto a mucchi di filetti di tonno. Mi si è fermato il cuore quando ho visto del sangue di tonno che gocciolava fra il lavello e la cucina, dove nessuna spugna avrebbe mai potuto arrivare.

Sapevo che cosa voleva dire. Pasticcio di tonno. Tonno fritto. Tonno alla piastra, al forno, alla griglia. In soufflé o sashimi. Al vapore o in frittelle. Quello che avanzava, Ken lo avrebbe poi congelato per consumarlo più avanti. La mia rabbia cominciava a salire.

Quella sera Ken ha messo sulla griglia il suo tonno, ha preparato la sua salsa speciale, ha tagliato i limoni ed il prezzemolo e mi ha servito il mio piatto con un enorme sorriso. Anche se odio il tonno e per quanto fossi ancora arrabbiata per il disastro in cucina, ho deciso lì per lì che l’amore è più forte della puzza di pesce. Mentre mangiavo controvoglia mi sono resa conto che è molto meglio far piacere a mio marito che soddisfare le mie papille gustative.

È cosí che si vive l’amore. Scelte dell’ultimo minuto a favore di qualcun altro. Decidere all’improvviso di lasciar perdere le divergenze e far felice qualcuno. Per il rotto della cuffia, all’ultimo momento, brandelli di amore che dicono “Significhi moltissimo per me”. L’amore è sempre una questione di scelte.
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Ogni giorno troverai decine di possibilità di amare o di non amare. Incontrerai centinaia di piccole occasioni per far felici i tuoi amici, per piacere al tuo Signore, per incoraggiare la tua famiglia. Ecco perché l’amore e l’obbedienza sono legati cosí profondamente che non può esserci l’uno senza l’altra.

Signore, ho scelto di amare. Ho scelto di obbedire. Che le piccole cose che farò oggi possano dire agli altri: “Gesú ti ama.”

Dio ti benedica

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Promesse condizionali

Se dimorate in me e le mie parole dimorano in voi, domandate quello che volete e vi sarà fatto. Giovanni 15:7

Certe promesse hanno delle stringhe ad esse collegate. Come questa di Giovanni 15:7. E’ vero, possiamo chiedere tutto quello che vogliamo, ma Gesù sottopone le nostre preghiere a due condizioni importanti: dobbiamo vivere in stretta comunione con Lui, e le nostre preghiere devono essere allineate alla Sua volontà.

Alcuni Cristiani pensano che la preghiera sia un assegno in bianco. Devi solo compilare l’importo ogni volta che vuoi, poco importa la tua condizione spirituale, e Dio te lo corrisponderà in contanti. No, non è così. Quando Gesù dice: «se dimorate in me», sta parlando di uno stile di vita coerente d’intimità con Lui, non di una spiritualità sporadica.

Per quanto riguarda l’altra condizione «se le mie parole dimorano in voi» Gesù non vuol dire che hai bisogno di aver un diploma in qualche seminario o un attestato di una scuola biblica. Puoi conoscere la teologia a tonnellate, senza che la tua anima ne sia mai stata toccata. Gesù si riferiva al fatto di far scorrere le scritture più e più volte nel tuo spirito per trovare nuovi modi di piacerGLi e di lodarLo. Qualunque cosa chiediamo, ci verrà data se camminiamo vicini al Signore e rimaniamo sempre nella sua Parola.

Ancora una cosa. Per anni ho applicato questa prescrizione alle mie preghiere personali di guarigione divina. Ho cercato di dimorare nel Signore e fatto sì che le Sue parole dimorassero in me. Ma, dopo 25 anni sono sempre paralizzata.

La lezione? A volte Dio dice… no. O almeno: non ancora.

1 Giovanni 5:14-15 dice:

«Questa è la fiducia che abbiamo in lui: che se domandiamo qualche cosa secondo la sua volontà, egli ci esaudisce. Se sappiamo che egli ci esaudisce in ciò che gli chiediamo, noi sappiamo di aver le cose che gli abbiamo chieste

Signore, ti chiedo solamente che la tua volontà sia fatta nella mia vita. Io sono certa che Tu dirai sempre “sì” a questa preghiera!

Benedizioni,

 

Joni and Friends

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tradotto da Pindo D. Garence

Certezza

«avviciniamoci con cuore sincero e con piena certezza di fede, avendo i cuori aspersi di quell’aspersione che li purifica da una cattiva coscienza e il corpo lavato con acqua pura.» Ebrei 10:22

 

Ah, avere una fede piena e certa! Fede completamente cresciuta e diventata maggiorenne. Fede che dà una vista spirituale nelle realtà spirituali, che ci aiuta ad essere ben oltre certe cose che non vediamo.

I puritani credevano che la piena certezza della fede veniva raggiunta solo da chi aveva attraversato grandi prove o era stato testato per certi periodi. Avendo sopportato, lo Spirito ci dà la certezza e la nostra fede raggiunge un nuovo stadio, un nuovo livello, una nuova scarica d’energia sotto ogni aspetto della nostra vita. L’occhio dell’anima è rinforzato e l’intendimento spirituale è immediato.

Se c’è qualcosa che ho guadagnato dalla mia vita in una sedia a rotelle, è proprio una maggior certezza della mia fede. I miei periodi di prova mi hanno resa certa delle ricchezze e della profondità delle realtà spirituali. Lo Spirito mi ha dato la convinzione che, veramente, tutte le cose collaborano insieme per il bene. Io ho la certezza che non sono mai sola e che il cielo è reale. So molto bene che le più piccole cose fatte nel nome di Cristo, produrranno e si trasformeranno in una potente manifestazione di gloria. Così è  la vita di una piena certezza di fede.

I tuoi momenti di prova, di test, possono essere il metodo di Dio per applicare Ebrei 10:22 nella tua vita. Attraverso le prove, ti avvicini a Dio. Il tuo cuore può essere più sincero. La tua fede aumenterà fino alla piena certezza delle meravigliose realtà spirituali. Ricorda: la Fede è certezza delle cose sperate!

Padre, sono riconoscente perché Tu mi hai dato la certezza della mia salvezza, ma ci sono ancora così tante realtà spirituali di cui vorrei presto essere certa. Così, io credo in Te nelle mie prove, Ti ringrazio perché illumini l’occhio della mia anima e vivifichi il mio intendimento spirituale.

Benedizioni,

Joni and Friends

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tradotto da Pindo D. Garence